Coach in cammino

Vi è mai capitato, durante una passeggiata nella natura, di “vedere” improvvisamente la possibile soluzione di un problema che vi assilla, o come venir fuori da una situazione critica, o ancora quali azioni mettere in campo per raggiungere un obiettivo che vi sta a cuore ?
Il rapporto fra il camminare e l’elaborazione del pensiero è ben nota a molti filosofi e pensatori, i quali trovavano nell’azione del passeggiare il tramite per lo sviluppo di nuove idee e il raggiungimento di una maggiore consapevolezza. Jean Jaques Russeau scrisse “La marcia ha qualcosa che mi anima e ravviva le idee: sono quasi incapace di pensare quando sto fermo, e bisogna che il mio corpo si scuota affinchè lo spirito gli si accompagni”*
In epoca ben più recente, le neuroscienze hanno messo in luce la connessione fra il movimento fisico e la vitalità dell’attività cerebrale. Il salto evolutivo che ha reso l’uomo diverso dalle altre specie animali si è realizzato nel momento in cui ha iniziato a spostarsi sulle zampe posteriori lasciando libere quelle anteriori di realizzare gli strumenti di cui aveva bisogno. A questo passaggio ha corrisposto lo sviluppo della corteccia cerebrale , sede del pensiero astratto, che quegli stessi strumenti ha permesso di immaginarli.
Tutti camminiamo… e il movimento fisico è interconnesso a quello emotivo e mentale
Nel camminare possiamo connettere testa, pancia e cuore: sentire il nostro corpo e ascoltarne i segnali, accogliere le emozioni e il loro fluire, lasciare che i pensieri si formino naturalmente e senza sforzo per condurci ad una più ampia consapevolezza.
“Coach in cammino” è un’esperienza guidata che si può fare sia individualmente che in piccoli gruppi, un modo di lavorare su sé stessi, sui propri obiettivi, blocchi e potenzialità, unendo movimento, pensiero ed emozione.
Si svolge sempre in mezzo alla natura, “via dalla pazza folla”, in profonda connessione con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda.
* Jean Jaques Russeau
“Le confessioni”

La salute nel mio piatto


Nella nostra cultura il gusto per il buon cibo come fonte di piacere è molto sviluppato, basta accendere la televisione per entrare in un mondo pieno di ricette, cuochi e piatti creativi. Meno diffusa è invece la consapevolezza di quanto il cibo sia impattante sul nostro equilibrio psicofisico.
Da dove incominciare per comporre un pasto equilibrato e salutare, quali sono le cose piu’ importanti a cui prestare attenzione, i falsi miti e le credenze sull’alimentazione sana, come leggere le etichette e capire le informazioni nascoste…sono davvero molte le indicazioni che possiamo trovare disponibili in libreria, in televisione o sul web sul rapporto fra ciò che mangiamo e il nostro stato di salute, sia fisica che psicologica. In questa massa di informazioni, spesso contradditorie, orientarsi non è facile ! Tuttavia, prestare attenzione a questo aspetto ci può aiutare a mantenere in equilibrio corpo, mente ed emozioni.

Un primo passaggio importante consiste nello sviluppare una maggiore consapevolezza di come il nostro sistema (mente, corpo ed emozioni) reagisce quando consumiamo o eliminiamo dalla nostra tavola un particolare cibo. Potremmo avvertire sensibili differenze che riguardano sia il livello di energia che il tono dell’umore, o capire che un certo alimento consumato nel pasto serale disturba la qualità del sonno.

Ma non solo : concentrare la nostra attenzione nel momento in cui consumiamo un alimento ci permette di sia di apprezzarne veramente il sapore che di renderci conto se ne abbiamo davvero bisogno …a volte mangiamo in modo impulsivo, distrattamente, o semplicemente perchè siamo abituati a farlo in un certo orario stabilito indipendentemente dal nostro reale appetito.

Spesso infatti assumiamo più cibo di quanto ce ne servirebbe per affrontare in modo efficiente le incombenze quotidiane ,il nostro lavoro, fisico e mentale, o l’attività sportiva. In altri termini, potremmo sentirci stanchi e demotivati non perchè mangiamo poco, ma perchè mangiamo troppo e male.

Se in un certo periodo non siamo soddisfatti della nostra capacità di concentrarci e porre attenzione ad un oggetto specifico , o siamo turbati da uno stato emotivo a cui non sappiamo dare spiegazione, vale la pena considerare le nostre abitudini alimentari e chiederci come cambiarle per sostenere una maggiore funzionalità dell’attività mentale e un maggior equilibrio emotivo.

Iniziamo a farci delle domande : potrei aver sviluppato un’intolleranza a qualche alimento ? Il cibo che consumo è di buona qualità ? Quanto “zucchero” ingerisco ?

Immagina che il tuo corpo sia una splendida e potente Ferrari : perchè rovinarla mettendo nel motore un carburante inadatto ?